Mi capita già, di domenica mattina. Il tuo odore inebria tutta la casa, lascia quel sapore di te, di noi.
È intenso, mi lascia correre negli istanti della notte, passionale, naturale vera, totalmente spontanea.
Tu ancora non lo sai, e io inizio a capirlo da poco, ma non vedo l’ora che il tuo odore diventi il mio risveglio quotidiano.
Quello che devo lasciare a casa quando vado a lavoro, ma che mi ritrovo attaccato alla giacca della divisa.
Che riavrò quando rientro, e tu sarai lì che impiastri le mura di quell’odore che mi sta facendo innamorare.
Trascorriamo la nostra intera vita cercando noi stessi. Facciamo di tutto per sapere chi siamo, vivendo milioni di esperienze, macchiando la carta bianca della nostra storia con il nero degli errori che tentiamo invano di cancellare.
Camminando nelle vite delle persone in cui ci imbattiamo, che diventano in qualche modo “nostre”, ci arroghiamo contemporaneamente il diritto di credere di sapere chi loro siano davvero.
Ma la domanda è questa: se neanche noi sappiamo chi siamo, come possiamo convincerci o anche solo pensare di conoscere qualcuno davvero?
Non credo di aver mai posto un quesito del genere a qualcuno, seppur devo ammettere che a me stesso l’ho chiesto tante volte.
Credo che chiunque rimarrebbe sorpreso nel sapere che uno come me, con una natura estremamente curiosa, si sia tenuto una domanda così tanto attanagliante per sé stesso.
La realtà è che non so se sapere davvero tutto di una persona sia possibile, quindi formulare un apostolato del genere forse potrebbe risultare inutile.
La realtà della realtà? È che ho cercato per così tanto tempo la verità da diventarne ossessionato, per poi realizzare che forse milioni di informazioni non avrei voluto apprenderle.
O ancora, forse ora faccio fatica talmente tanto che reputo il chiederlo inutile.
Ho giocato troppo con il fuoco, fidandomi che non mi avrebbe bruciato. Mentiva. Ma il suo fascino e calore erano troppo forti.
E’ sempre stato faticoso poter essere “onesti”, magari non per tutti, ma non parlo di quella purezza del semplice dire la concretezza dei fatti. Mi appello piuttosto a come, per quanto magari qualcuno voglia esporre un qualcosa, che vari da un semplice pensiero o ad un sentimento profondo, probabilmente non sarà compreso del tutto.
Il rischio che si intercorre è dell’assenza di fiducia, l’interlocutore non riesce a comprendere per tanto non ti crede.
La menzogna: un’arma potente. Dannosa se si vuole ferire, potente se si vuole proteggere, inevitabilmente catastrofica.
Mi guardo attorno spesso e mi chiedo se quello che vedo sia davvero reale; come se fossi sempre assopito e con lo sguardo appannato del primo mattino, da non comprendere se quello che vedo è il fascio di luce che entra dalla finestra per un nuovo giorno, oppure la sovra sensibilità dell’occhio dormiente offuscato dalla mucosa.
Tradito, ingannato, raggirato, protetto, custodito.
Pochi dei sentimenti che ho provato causati dalla bugia, i principali per così dire.
Arrogantemente ho spesso affermato “come lo/la conosco io, nessuno mai”, quando ancora oggi non so esattamente se sono una buona o cattiva persona.
Perché sì, neanche io ho sempre detto tutta la verità.
Chi lo fa esattamente? Chi davvero è totalmente disposto e rischiarsi così tutto e sempre, da essere incondizionatamente onesto?
Non rivolgo la mia riflessione a quelle classiche fandonie su cui si basano i film che siamo tanto abituati a vedere, parlo dell’onestà con sé stessi e conseguenzialmente con il mondo intero.
Ad esempio?
Cammino a testa alta per strada, ma ho bisogno della musica perché mi fa sentire sicuro quando sono solo, altrimenti guarderei l’asfalto quasi terrorizzato.
Me ne fregavo dei commenti della gente, sul mio stile, sul mio modo eccentrico di essere. Finché non sono stato terrorizzato dall’essere isolato, magari non preso in considerazione dai ragazzi perché “troppo gay”, o dal “la gente non lo deve sapere per forza”.
Amo il romanticismo, le coccole sul divano e desidero addormentarmi mentre ci si abbraccia e protegge a vicenda. Realmente sono cinico, distaccato e uso gli insulti come “dimostrazione di affetto”.
Cose così, avete presente? Quelle che dovrebbero essere semplici e belle da dire, ma stranamente sono così difficile e quasi strane.
La verità è che scrivo oggi, 2 marzo 2021, all’ una e dodici minuti del mattino, perché la cinematografia mi ha fatto riflettere, come spesso accade.
Ed ora sono qui, che batto le dita sulla tastiera, con la ventola del computer che sembra stia per esplodere al chiaro di luce della lampada Ikea, solo perché tanti sentimenti si sono concentrati ed oggi voglio essere onesto con me stesso.
Sì, sono frantumato, ancora e forse lo sarò per sempre. Il saporaccio della falsità lo sento ancora, e io non riesco a fidarmi, anche se giuro ci metto tutto l’impegno.
Come si può credere ancora? Come posso pensare che la gente sia totalmente trasparente dopo quello che ho visto?
Ho scavato nell’orrido cercando la verità, ho frantumato la mia anima, svenduto il mio cuore, versato il mio sangue, umiliato, sbattuto, calciato, riempito di lividi, costretto a perder peso, cambiato, allontanato dalla mia famiglia, reso aggressivo, giudicato, fatto svalvolare… e tutto per cosa? Per un briciolo di onestà.
Onestà che alla fine, non ho neanche ottenuto.
È dura sì, credere che esista il buono lì fuori, oltre quella finestra vintage di casa mia attraverso cui sto guardando.
Ma il caso rende tutto ancora più assurdo.
Fuori da quella finestra il buio, nero totale. Sul suo vetro il riflesso della lampada che mi sta di fianco, opposta come direzione. Eppure, anche se difficile da notare, anche se devi aspettare un po’ e strizzare gli occhi, infondo qualcosa si illumina.
Come se in questo momento di confusione più totale qualcosa mi stia dicendo che c’è ancora speranza, che non è ancora finita a quel che credo, e che magari un giorno tutto potrà avere una luce diversa.
Forse non potrò mai avere tutta la verità da qualcun altro, ma in questo tempo, così duro e arduo, ho imparato ad averla nella sua totalità per me stesso.
Francamente, non mi nasconderò più, mai e con nessuno.
Che sia il meglio o il peggio, che si sappia, io voglio che mi si ami per quello che sono.
Non voglio essere all’epilogo un perfetto sconosciuto, ma un imperfetto conoscente, amico, fidanzato, figlio o quel che sia.
Ci sono cose che ti fanno così male da non riuscire a soffrire. Il dolore è così forte da anestetizzare.
Voglio un grande amore, non una piacevole compagnia.
Quindi ognuno di noi ha una scelta. Tu hai una scelta. I tuoi pensieri possono fare più o meno soffrire te e il mondo che ti circonda. Se vuoi creare un’atmosfera più comunitaria, armoniosa, nel tuo posto di lavoro o comunità, non cominciare cercando di cambiare altre persone. La tua prima priorità dovrebbe essere quella di trovare il tuo quieto spazio interiore così da poter apprendere più cose su te stesso. Ciò include l’arrivare a conoscere e capire la tua sofferenza.
— Thich Nhat Hanh; Il dono del silenzio
Così tipico di me: provo sempre a recuperare l'irrecuperabile.
Cambia. In qualche modo, cambia. Se quello che ci hanno insegnato a scuola lo avessimo preso davvero sul serio allora lo avremmo saputo. Com'era? Quella legge di fisica, che mille volte abbiamo ascoltato; “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Parlando di sentimenti, di rapporti, di storie, di grandi amori, di connessioni mentali, non si parla mai di logica ma semplicemente di chimica. Come se il nostro corpo e i suoi organi, in un determinato momento, cominciassero a reagire tra di loro al sopraggiungere di un’emozione. Ma mi chiedo se davvero sia chimica. Forse tutti al principio abbiamo sbagliato, ed è solamente fisica. Fisica per svariati motivi.
Pensandoci su, cosa accade esattamente quando qualcuno entra nella nostra vita e la stravolge? Le prime reazioni sono corporee, fisiche. Il nostro sorriso migliora, il nostro corpo si sente più forte e inizia a reagire a tutti quegli stimoli che sembrano addormentati, che a volte, quando soli, stimoliamo noi stessi semplicemente forse per ricordarci che esistano, o per riempire dei vuoti.
E’ fisica quando si comincia a conoscersi, i modi personali cambiano, verso l’altro e verso se stessi; diventano delle forti ondate di energia, che pulsano nelle vene, tra ossigeno e scarti, reagendo come cariche di corrente che ci fanno sprizzare di una forza forse mai conosciuta. Gli odori diventano intensi, ti rimangono intrappolati nelle narici, non riesci a smettere di sentirli neanche nel più profondo dei sonni.
Arriva un punto in cui le acque si acquietano, la chiamano stabiltà, e tutto, inevitabilmente, cambia ancora una volta. Si è inebriati, assuefatti da quegli odori, da quei colori, da quelle particelle positive che hanno dato la carica.
Appare come se gli interessi si siano persi, come se i bollori si siano spenti, perchè la temperatura ha raggiunto il suo livello massimo.
E allora è così, ritorno a quella frase di fisica: non si è creato nulla, non si è distrutto nulla, è semplicemente cambiato tutto, di volta in volta, e inevitabilmente non smetterà di farlo.
Se questa teoria dell’amore, a questo punto anche troppo razionale, fosse vera si dovrebbe cambiare l’immaginario comune.
L’amore non è un miscuglio di liquidi in provetta che reagisce, l’amore è un processo di cambiamento continuo, a volte positivo, a volte negativo, che non si realizza dal caso, che non si annienta in un preciso istante, ma muta.
L’amore non si crea, l’amore non si distrugge, l’amore si trasforma.
Come e quando non si sa, lo fa e basta.
“Spesso perdoni una persona perché la sua assenza fa più male dell'errore che ha commesso.”—
Non è mai semplice.
Le storie del passato non lo sono mai.
È un groviglio nello stomaco. Ti si attorcigliano le budella e senti di voler buttar fuori tutto.
Ma taci.
Impari a farlo tacere.
Vuoi sapere, ma forse davvero non vuoi.
Che schifo la verità, sembra solo che voglia ferirti.
Imparerai ad accettarla, ma non sarà mai facile.
A volte mi sembra che ti stia perdendo, per questo ho bisogno che tu mi dica che non te ne stai andando.
Io ho bisogno che tu dica “sono qui, non ti lascio! So che la tua mente viaggia tra mille paure, ma io sono qui.”
“My mother said the cure for thinking too much about yourself was helping somebody who was worse off than you.”— Sylvia Plath
Pencil Work by Willie Hsu
Willie Hsu is, as he describes himself, an “art maker, photo taker, and tattoo enthusiast.” Using only pencils, he sketches on paper ghost-like silhouettes that look three-dimensional. H/T
Our Facebook. Note: The page is addictive!
posted by Margaret from tu recepcja